sabato 26 ottobre 2013
giovedì 12 settembre 2013
L’arte del debriefing: Platone, Gadamer e la domanda
oggi voglio condividere con voi una riflessione nata da tempo nella mia testa e che si è fatta più forte a seguito dell'esperienza vissuta assieme, nella quale è stato sottolineato fortemente il valore della domanda. Ancora una volta la prendo a prestito dal mio blog personale e vi lascio chiedendovi: che cosa rappresenta per voi la domanda?
"Da sempre sono convinta che la formazione esperienziale conservi in sé un approccio metodologico preso a prestito dall’antica arte socratica della maieutica. Pertanto affiancare formazione e filosofia mi è sempre sembrato naturale.
martedì 10 settembre 2013
Un altra forma di Feedback
mercoledì 4 settembre 2013
Allenarci alla resilienza già da piccoli: l'equilibrio tra cura e sfida.
domenica 25 agosto 2013
Il mio Vioz
Per quanto concerne il primo, interessante è stato cogliere l’importanza dell’esistenza e della correlazione tra i tre gruppi: chi è salito al Vioz, chi si è fermato a Pejo e chi è rimasto in Azienda. Attorno a ciò, anche gli spunti sull’importanza di un leader sono stati molto utili.
Per quanto riguarda il concetto di obiettivo, mi accorgo di aver svolto utili e interessanti approfondimenti in merito a definizione di obiettivo e suo raggiungimento.
Grazie quindi a chi questo percorso l’ha pensato, a chi l’ha permesso e grazie a tutti voi colleghi, siete forti
domenica 11 agosto 2013
Una passeggiata...
Una cosa è certa: Non si può dire che la formazione di quest'anno sia stata una passeggiata... :-) ...
Da vari punti di vista!
Intanto non è stata concentrata solamente in un momento definito, ma ha avuto (sta avendo) un respiro di mesi, con dinamiche nuove, strumenti e occasioni nuovi per un evento del genere.
Per questo c'è da ringraziare chi questo percorso l'ha pensato, progettato e voluto.
Certo il Vioz è stato il simbolo di tutto questo, il concentrato di tutta l'esperienza... Ma per me molta della formazione è rappresentata dai momenti al contorno dei due giorni di cammino e per esempio anche nelle riflessioni che a mente fredda ci troviamo a fare...
In un certo senso la mia resilienza è messa più alla prova mentre scrivo queste righe che non mentre salivamo verso il rifugio Mantova.
La metafora della montagna è perfetta, lo si poteva intuire dall'inizio: la resilienza, l'obiettivo comune, l'ascesa insieme, le difficoltà, la soddisfazione nel raggiungere la meta insieme, il sentirsi una squadra...
Un aspetto nuovo per me che non mi immaginavo di cogliere e che mi ha fatto riflettere è legato al capire se un obiettivo sia raggiungibile e se lo possa essere per tutti in modo appagante. Personalmente darei troppo per scontato questo aspetto nel momento in cui rispondo positivamente o negativamente per me. Viceversa, durante tutto questo percorso (non solo i due giorni al Vioz) mi sono reso conto di quanto importante sia tenere conto delle difficoltà intrinseche nel raggiungere l'obiettivo stesso e di come siano differenti le aspettative di ognuno a riguardo.
Ci sono stati dei momenti di difficoltà, che sono stati superati egregiamente, ma ci sono stati.... Molti di questi non li avevo nemmeno immaginati, non pensavo potessero esserci... Sono stati superati con grande successo, ma ci sono stati... Probabilmente superarli ci ha resi più forti come individui, come gruppo... o forse no?
Mi riferisco indistintamente a tutti noi, sia quelli che sono saliti in vetta che quelli che non l'hanno fatto.
Grazie a tutti e buona continuazione a tutti noi!
Marco
sabato 10 agosto 2013
Senza domande non troveremo risposte.
Appena arrivato a casa, ma già anche prima durante il viaggio, sono stato pervaso da un grande senso di frustrazione e delusione che mi ha accompagnato per un lungo periodo, e che solo negli ultimi giorni si sta attenuando; dopo estenuanti riflessioni sul senso di ciò che abbiamo fatto.
Ho pensato molto al perché di tale sconforto, ho cercato di dare un nome a tutto questo e di risalire alla causa; senza trovare sollievo.
Eppure tutto si è svolto come da programma; l'obiettivo è stato raggiunto da tutti e fra i componenti della spedizione c'è stata totale condivisione e collaborazione in un clima sereno, dall'aria famigliare.
Allora mi domando cosa avrei desiderato di piú? Cosa avrebbe appagato pienamente la mia sete di successo?
Ho realizzato che il problema sono le aspettative; quelle che costruiamo nella nostra mente per darci la motivazione necessaria a muoverci. Quelle aspettative che ci fanno pregustare l'ebbrezza del successo proiettando e anticipando in noi quello che proveremo una volta raggiunto l'obiettivo. Un po' come il Trailer di un nuovo film; che ci mostra le scene migliori per convincerci ad andare a vederlo. Ma quante volte siamo usciti delusi da una sala perché il trailer ci aveva anticipato il sapore di un'emozione che poi non si é rivelata all'altezza?
Così ho compreso che la mia mente, aveva creato tutta una serie di eventi che avrebbero dovuto succedersi in un certo ordine, e con una determinata intensità emotiva. Ma avevo dimenticato che proprio per questo si chiama 'mente'; perché crea qualcosa di immaginario, che ancora deve avvenire, per ingannarci. Mente, appunto.
E il problema è che noi crediamo alla nostra mente, nel bene e nel male. Le crediamo quando ci mostra degli ostacoli, quando ci fa credere che senza una gamba non possiamo andare a 40km/h in bicicletta o raggiungere una cima di 3500mt. Ma le crediamo anche quando ci fa apparire una difficoltà meno preoccupante di quanto lo sia realmente, quando ci fa sentire invincibili di fronte a una situazione da non sottovalutare.
Personalmente mi ero convinto che l'ascesa al Vioz non ci avrebbe impegnato per più di 4 ore in una facile camminata, considerando anche gli eventuali problemi dovuti alla quota e alla stanchezza.
Invece, solamente per arrivare al rifugio Mantova, ci sono volute quasi 6 ore; un tempo esageratamente fuori dalla mia portata per rimanere in piedi sulle mie gambe. Non avevo pensato prima, che l'obiettivo era arrivare, senza un limite di tempo prefissato. Forse avrei dovuto dirlo, condividerlo col gruppo facendo presente che la mia autonomia sarebbe stata al massimo di 3/4 ore, dopodiché avrei avuto difficoltà.
Difficoltà che non si sono fatte attendere durante la discesa, lungo la quale ho avvertito da subito che l'affaticamento muscolare del giorno prima avrebbe reso tutto più difficile.
Probabilmente il senso di spossatezza e i dolori hanno giocato un ruolo importante nella percezione di quanto stavamo facendo, e mi sono ritrovato solo, ad affrontare il peso di una situazione inaspettata, vissuta totalmente fuori dalla mia zona di comfort.
Resta il fatto che comunque sono salito e sono sceso, sulle mie gambe, insieme a tutti i componenti della spedizione. Quindi posso ritenerlo un successo nonostante la delusione?
Cos'è più importante? Il raggiungimento dell'obbiettivo o il senso di gratificazione che rimane dentro ognuno di noi?
Come dire, è meglio un ricco stipendio o la consapevolezza di esserselo meritato e guadagnato con impegno?
Non so se verrò mai a capo di questi nodi filosofici; ma qui entra di nuovo in gioco la resilienza, ovvero spostare l'attenzione, cambiare il punto di vista, reincanalare le risorse per giungere a una nuova, mutata condizione.
Mi trovo ad affrontare un quesito che mai prima d'ora mi ero posto, e questo è già un successo
Avere nuove domande è il segreto per trovare nuove risposte e scoprire, prima o poi, nuove soluzioni.
Non è forse l'ascesa, la metafora per giungere a una condizione di maggiore consapevolezza, dalla quale possiamo osservare con distacco, come eravamo, e gettare le basi per quello che vorremmo diventare?
Un po' come quando arrivati al rifugio Mantova, guardavamo Pejo giù in basso, e pensavamo da dove eravamo partiti, godendo del senso di benessere di quella vista ma già rivolti a quell'ultimo sforzo verso la vetta, poco più su.
E allora credo che non sia più tanto importante chi sia salito oppure no, se in 4 ore o in 7; ma piuttosto che il segreto del successo dell'esperienza Vioz sia nelle domande che ognuno di noi si è portato nel cuore, se queste saranno il seme per la trasformazione in un 'essere' (sia verbo o sostantivo) migliore.
Grazie a tutti per la splendida esperienza, vi abbraccio.
venerdì 9 agosto 2013
più domande che risposte
I giorni prima delle tanto agognate ferie estive sono, almeno per me, anche il momento per qualche riflessione. Così ripensando a questi mesi, l’esperienza del Vioz mi appare in una luce particolare e capisco che resterà nei ricordi come un gradito momento di arricchimento.
E così, in linea con l’impegno preso a Doss dei Cembri con Luigi Mengato, cerco di guardare oltre le emozioni superficiali e capire che cosa effettivamente resta di questa esperienza. Mi vengono in mente molte domande e riflessioni su temi così centrali che spesso mi rendo conto di dare per scontati: motivazione, resistenza, obbiettivi e volontà di raggiungerli, limiti e determinazione nel mettersi in gioco per superarli.
Probabilmente più domande che risposte. Forse le risposte verranno con il tempo, se sarò capace di fare della seria introspezione e di lavorarci sopra veramente, come ripete spesso Luigi. Forse devo intendere anche questo come un esercizio per uscire dalla comfort zone, forse per certi aspetti anche più della camminata in sé.
Eppure la camminata è stata qualcosa di speciale: un’occasione unica di vivere lo spirito di gruppo con i colleghi, in modo forte, completo, primitivo, lavorando insieme per raggiungere la vetta, non in senso figurato ma letterale. Con l’attenzione su “insieme”, aldilà del tempo impiegato per salire e per scendere, superando le differenze tra i singoli in uno sforzo collettivo. Perché alla fine, come dice qualcuno di noi, è più importante che 400 persone facciano un passo, piuttosto che una persona faccia da sola 400 passi.
Quindi per me, senza nulla togliere alla potenza dei panorami, alla fatica dell’ascesa e alla gioia della vetta, la cosa più bella e particolare è stata il misto di affiatamento, soddisfazione e stanchezza che hanno caratterizzato l’atmosfera in rifugio la sera, mentre fuori si preparava il temporale che ha dato una nota di colore alla notte e all’alba del giorno dopo.
Andrea Bertelle
Grazie !
mercoledì 7 agosto 2013
Scalata alla Cima Vioz (3.650 metri)
Prima esperienza di questo tipo della mia vita, assolutamente da ripetere! Assieme ad Alessandro Colombo, Luigi Mengato e poco più di venti manager della Azienda Climaveveneta, venerdì mattina sono partito da Pejo in Val di Sole per scalare il Monte Vioz dove a 3.535 ho raggiunto il rifugio “Mantova”. Evento organizzato da ADECCO Formazione, molte le incognite da affrontare, prima esperienza di questo tipo, alcuni punti innevati da attraversare con le stampelle, altitudine, ecc.. Con il supporto di Massimo e Davide, guide esperte, ho iniziato a percorrere il sentiero che passo dopo passo diventava sempre più complicato, grossi massi da oltrepassare, lunghi tratti innevati e pendenze elevate. Temperatura altalenante a seconda se c’era il sole oppure nuvoloso ma comunque nonn c’è mai stato il bisogno di coprirsi con giubbotti pesanti e soprattutto non è mai piovuto. Ad un’ora dalla vetta il momento più difficile dove ho dovuto concentrarmi più sul resistere alla fatica che pensare a quanto mancasse, sguardo fisso a dove appoggiavo le stampelle ed il piede ma mai sulla cima della montagna. Arrivati al rifugio mi sono complimentato con tutti gli scalatori del gruppo e dopo pochi minuti di relax sui gradini ci siamo avviati tutti assieme verso la cima del Vioz per l’ultimo impegno fisico della giornata. Foto di rito e siamo scesi per riposarci un poco prima di cena. Atmosfera ottima tra tutti i componente del gruppo ed alle dieci tutti a nanna…nel mattino c’è da scendere!!! Mi sveglio con un leggero mal di testa, colazione con Ale e piano piano ci raggiungono tutti ai tavoli. Ore 8,20, si parte per il ritorno, riposato e senza mal di testa. L’impresa, così si può definire per parecchi di noi è oramai quasi riuscita e sebbene siamo molto stanchi non mancano mai battute e sorrisi durante le 4,5 ore che sono servite per raggiungere Pejo. Luigi, formatore ed organizzatore delle due giornate, ci fa disporre in cerchio per un breve de-briefing e tra saluti e ringraziamenti ognuno cerca in poche parole di esprimere le proprie emozioni di quelle due giornate “insolite”. Un’avventura che viste le sensazioni e le emozioni provate non rimarrà fine a se stessa. Andrea Devicenzi Questo Post è tratto dal sito www.andreadevicenzi.it
domenica 28 luglio 2013
giovedì 25 luglio 2013
mercoledì 24 luglio 2013
…. a volte basta attendere un attimo per avere maggior chiarezza.
Marcello ci scrive …….
L'esperienza del Vioz ha dimostrato che quando l'obiettivo e' chiaro e definito il gruppo funziona e sa coalizzarsi per raggiungerlo.
Come nel Vioz anche in azienda occorre defire una mission che aggreghi tutti in uno o pochi altri obiettivi da associare poi a piccoli e medi tasks.
Guardando dalla cima del Vioz a valle si vedevano in continuazione nubi addensarsi e svanire, nella vita aziendale accade altrettanto ed a volte basta attendere un attimo per avere maggior chiarezza.
Quello che mi sono portato a casa sabato e' stata la soddisfazione di arrivare tutti insieme ed il calore di unirsi ai colleghi che ci aspettavano a valle.
Se dovessi associare le mie sensazioni ad una foto sceglierei quella di Alessandro che nel cerchio finale ammette di essere arrivato ma di aver trovato un suo limite di resistenza.
Non sono convinto che tutti noi abbiamo trovato il nostro ma di sicuro abbiamo trovato lo stimolo a cercarlo.
Diversità, appartenenza
"Abbiamo saputo che la salita al Vioz è stata una bella avventura, ne parlano tutti - c'era perfino un articolo sul giornale...".
"Bella domanda..." ho pensato tra me e me.
"Com'è andata ?" è una domanda che ha un suono diverso per me e per gli altri quattro colleghi che il Vioz l'hanno visto nelle foto del sito del rifugio (e nelle immagini spettacolari che ci hanno mostrato quelli che il Vioz lo hanno vissuto sul serio, in prima persona).
La mia prova di resilienza è stata sicuramente diversa. La nostra prova di resilienza è stata diversa.
Respirare l'aria dell'entusiasmo della prima sera, nella sala TV dell'hotel che ci ospitava, è stato elettrizzante anche per noi che lì sopra non ci andavamo. Ci ha sicuramente fatto piacere che alcuni si siano prodigati fino all'ultimo per tentare di "motivarci" a salire: "Sarebbe bello che anche tu fossi della compagnia!" è un bel messaggio.
Però...
Travolti dall'impeto di partire, arrivare, conquistare, parecchi colleghi si sono dimenticati di chi "rimaneva giù" anche solo per salutare e poter vivere dei minimi scampoli della grande avventura del Vioz. Non un cenno di comprensione, non un messaggio di solidarietà, non un minimo interesse per i motivi della rinuncia (qualcuno se li ricordava, sempre che li sapesse?), non un apprezzamento per il "disturbo" di essere lì senza avere la ricompensa di poter poi dire "ce l'ho fatta".
Ecco la nostra prova di resilienza: non soccombere al pericolo dalla "sindrome di Calimero" che rapidamente ci spostava dal dubbio ("forse avrei potuto provare", "forse sarei dovuto salire"), alla rabbia ("qualcuno si ricorda perché non salgo?"), fino al comodo rifugio della fuga di un "era meglio se me ne stavo direttamente a casa".
Così è iniziato il nostro Vioz. Non uno sforzo fisico, ma lo sforzo mentale di dover riuscire ad accettare (prima di pretendere che fossero gli altri ad accettarlo) non di essere semplicemente i "panchinari" ma di trovarci direttamente in tribuna. Essere una minoranza ma, nonostante questo, appartenere al gruppo. Ammettere e accettare i nostri limiti di poterci essere solo nei primi e negli ultimi momenti della spedizione. Del resto arriva un bel momento in cui si deve tirare una riga rossa e riconoscere i propri limiti oltre i quali c'è l'incoscienza. E saremmo stati dei begli incoscienti a salire, oltreché un peso per tutti...
Poi abbiamo fatto la nostra piccola esperienza di formazione. E' stata una bella sorpresa e una piacevole esperienza; abbiamo attraversato paesaggi naturali paradisiaci, anche noi accompagnati dalla "nostra" Beatrice (nome omen). Abbiamo giocato, abbiamo imparato qualcosa di nuovo, abbiamo iniziato a conoscerci e riconoscerci in un ambito ristretto che - pur essendo maggiormente controllabile - è stato uno spazio in cui abbiamo dovuto esporci, non avendo la possibilità di "nasconderci nella numerosità". Ci siamo sentiti parte di un gruppo.
Sabato mattina, alla fine, ci siamo ricongiunti con tutti gli altri e abbiamo capito.
Abbiamo capito che non eravamo diversi noi, solo il percorso era diverso. Lassù, al Vioz, c'era *tutta* Climaveneta: c'eravamo anche noi e, una volta scesi, dovevamo fare in modo che ci fossero anche quelli che erano rimasti in ufficio a lavorare.
Di certo non ci siamo sentiti di serie B, così come Buffon non si sente meno importante perché non segna un gol ad ogni partita. Però ci sono anche rimaste delle domande senza risposta: le due esperienze, sicuramente diverse e divise, potevano (dovevano?) essere ricomposte?
E come era stata l'esperienza formativa del gruppo che era salito? Era solo una nostra impressione o nel loro caso l'aspetto "fisico" era stato prevalente, mentre la formazione era stata "lasciata" alla salita, come una specie di effetto collaterale?
In ogni caso, se all'inizio eravamo dubbiosi, ora eravamo totalmente convinti che fosse stata un'esperienza che andava vissuta. E ci sentivamo di voler ringraziare chi ci aveva dato la possibilità di farcela provare.
"Allora, come è andata?" insistevano i colleghi, vedendomi un po' titubante.
"Bella esperienza, davvero" sono riuscito a dire, alla fine.
"Ah... a proposito... Lo sapete che io non sono salito fin lassù, vero?".
lunedì 22 luglio 2013
la stampa parla di noi .....
Ecco l'articolo di giornale uscito su "Il Giornale di Vicenza" che parla di noi ...
domenica 21 luglio 2013
Le mie riflessioni dopo il Vioz
martedì 16 luglio 2013
GPS
Per chi possiede un GPS ….. ecco la traccia che ho registrato nel 2011 quando sono salito:
Potete scaricare il file GPX al presente link.
La foto dal satellite rende …..
domenica 14 luglio 2013
Sono pronto ?
Sono in Val di Sole, seduto al verdissimo parco di Terzolas. Giornata calda, sole. Arriva un SMS: è Matteo che scrive “Da mercoledì brutto tempo. Che fortuna ….”.
Guardo subito le previsioni online, forse temporali, ma penso anche che mancano ancora troppi giorni per delle previsioni attendibili. Poi mi fermo e penso a quanto questa esperienza mi stia già dando molto.A cosa serve preoccuparsi ? Probabilmente ad allenare la nostra Resilienza. Lo racconto a mia moglie, che mi dice “prova a chiedere a Matteo come faceva suo nonno senza internet e le previsioni del tempo quando partiva per scalare le montagne”.
Penso alla giornata con Pietro Trabucchi ed alla sua definizione di Resilienza: “la resilienza psicologica è la capacità di far mantenere alta la motivazione nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino.”
Se piove saprò mantenere alta la mia motivazione di arrivare in cima al Vioz ? Sinceramente non vedo l’ora di rivedere certe immagini. Sono pronto.
sabato 29 giugno 2013
Ed ora Obiettivo Vioz …… parte 2
Mi rifaccio al Post di Alessandro. Piacerebbe anche a me dire che nei giorni scorsi ho concluso la prima parte della “stagione agonistica” …. solo che non è sportiva ma è lavorativa. E questo mi fa pensare ad un aspetto sempre curioso della metafora sport/lavoro.
Nello sport si dedica la maggior parte del tempo all’allenamento; la minor parte alla gara, alla competizione.
Nel lavoro si dedica la maggior parte del tempo alla competizione, la minore parte all’allenamento. A volte addirittura mi chiedo se ci si allena mai al lavoro.
La nostra uscita al Vioz si avvicina, ieri sono andato sul sito del rifugio Mantova, ed ho letto la seguente news: “
Vioz 27/6/2013
Ci siamo, ieri siamo saliti in quota, il sentiero è innevato da 2800 mt. in poi,oggi abbiamo liberato dalla neve il tratto attrezzato,siamo raggiungibili con scarponi ghette e per precauzione ramponi,Vi aspettiamo con tanto sole
Team rifugio Vioz
A questo punto mi fa piacere pensare: “ed ora obiettivo vioz …..”. Quindi prendo la MTB e vado ad allenarmi un po’ …
giovedì 20 giugno 2013
E ORA OBBIETTIVO VIOZ...
come procede l'organizzazione dell'evento? Vi state allenando?
Con la gara di domenica scorsa in Turchia, io e Andrea abbiamo concluso la prima parte della stagione agonistica; conquistando nelle rispettive categorie una medaglia di bronzo e argento.
Per quanto mi riguarda col 3° posto nella mia gara ho ottenuto il massimo possibile; il primo classificato è troppo veloce a piedi e sapevo che avrebbe fatto la differenza proprio di corsa perché non sarei riuscito a dargli un distacco sufficiente in bici. Stessa cosa per il mio compagno di nazionale giunto secondo al traguardo con 1'10'' di vantaggio.
Anche Andrea ha disputato un ottima gara e all'arrivo era 3°; ma il vincitore è stato squalificato per qualche infrazione durante la gara e quindi Andrea è salito sul 2° gradino del podio.
Ora abbiamo una settimana per rilassarci perchè da lunedì dobbiamo ricominciare la preparazione per il campionato del mondo che si svolgerà a Londra il 13 settembre; solo un paio di mesi dunque, per raggiungere la condizione ottimale e presentarsi competitivi all'appuntamento.
In queste settimane avremo quindi spazio per qualche escursione in montagna per prendere confidenza con la salita ma soprattutto con la discesa, che sarà la cosa più impegnativa.
Buona preparazione a tutti e a presto!!!
